PATTO DI LOSANNA
[1974]
Congresso mondiale
sull'evangelizzazione
Il Patto di Losanna fu il risultato del Congresso mondiale sull'evangelizzazione che ebbe luogo a Losanna dal 16 al 25 luglio 1974 con la presenza di 2700 partecipanti provenienti da più di 150 paesi.
Il Congresso registrò
un ampio consenso e costituì uno strumento per permettere agli evangelici
di prendere maggiore consapevolezza della loro unità. Essi espressero
la loro fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo basandosi sull'autorità
della Scrittura e formulando il proprio impegno per la testimonianza
nel mondo. Il Patto costituisce da allora una formulazione della fede
e della comune missione degli evangelici e si pone come punto di riferimento
per la loro riflessione e azione.
Bibliografia
J. Stott, The
Lausanne Covenant: An Exposition and Commentary, Minneapolis, World
Wide Publications 1974; C. René Padilla
- Carl F.H. Henry (edd), The New Face of Evangelicalism, Downers
Grove, Ill., IVP 1975; J.D. Douglas (ed), Let the Earth Hear His
Voice. Official Reference Volume, Minneapolis, World Wide Publications
1975; Arthur Johnston, The Battle for World Evangelism, Wheaton,
Ill., Tyndale House 1978; la traduzione è tratta da Studi di teologia
I n.s. (1989) pp. 69-79.
Introduzione
Noi, membri della
chiesa di Gesù Cristo, venuti da più di 150 nazioni per partecipare
al Congresso internazionale per l'evangelizzazione mondiale a Losanna,
lodiamo Dio per la sua meravigliosa salvezza e ci rallegriamo della
comunione che ci ha data con lui e gli uni con gli altri. Siamo profondamente
toccati da ciò che Dio compie oggi spingendoci al pentimento per le
nostre mancanze e stimolandoci attraverso il compito che ci resta da
compiere nel campo dell'evangelizzazione. Crediamo che l'Evangelo è
la buona notizia di Dio per il mondo intero, siamo quindi decisi, per
mezzo della sua grazia, ad ubbidire al comandamento di Cristo: proclamare
questo Evangelo a tutta l'umanità e fare dei discepoli di tutte le
nazioni. Per questo desideriamo affermare la nostra fede e la nostra
decisione, e rendere pubblico il nostro impegno.
1. Il piano di Dio
Affermiamo la
nostra fede nel Dio eterno ed unico, Creatore e Signore del mondo, Padre,
Figlio e Spirito Santo, che regna su tutte le cose secondo il proposito
della sua volontà. Egli ci ha chiamato fuori dal mondo come un popolo
che gli appartiene e lo ha mandato nel mondo per servire e testimoniare,
per fare avanzare il suo regno, per edificare il corpo di Cristo e per
glorificare il suo nome. Confessiamo con vergogna che spesso abbiamo
rinnegato la nostra vocazione e fallito nella nostra missione, perché
ci siamo conformati al mondo o ce ne siamo ritirati. Tuttavia, anche
se portato in vasi di terra, l'Evangelo rimane un tesoro prezioso e
noi ce ne rallegriamo. Desideriamo consacrarci nuovamente a far conoscere
questo tesoro al mondo attraverso la potenza dello Spirito Santo. (Is
40,28; Mt 28,19; Ef 1,11; At 15,14; Gv 17,6,18; Ef 4,12; 1 Cor 5,10;
Rm 12,2; 2 Cor 4,7).
2. L'autorità e la potenza della Bibbia
Affermiamo la
divina ispirazione, la verità e l'autorità della Scrittura, dell'Antico
e del Nuovo Testamento nella loro totalità. Essa è la sola Parola
scritta di Dio, senza errore in tutto ciò che afferma, e unica infallibile
regola di fede e di condotta. Affermiamo anche che questa Parola è
potente per compiere il piano di salvezza di Dio. Il messaggio della
Bibbia è rivolto a tutta l'umanità perché la rivelazione di Dio in
Cristo, così come la troviamo nella Scrittura, non potrebbe cambiare.
Attraverso di essa lo Spirito Santo continua a parlarci ancora oggi.
In ognuna delle diverse culture esso illumina l'intelligenza del popolo
di Dio perché esso colga in modo nuovo e personale la verità divina
e sia manifestata a tutta la Chiesa l'infinitamente varia sapienza di
Dio. (2 Tm 3,16; 2 Pt 1,21; Gv 10,35; Es 55,11; 1 Cor 1,21; Rm 1,16;
Mt 5,17,18; Giuda 3; Ef 1,17,18; 3,10,18).
3. L'unicità e l'universalità di Cristo
Affermiamo che
c'è un solo Salvatore e un solo Evangelo pur essendovi diversi modi
d'evangelizzare. Pensiamo che tutti gli uomini hanno una certa conoscenza
di Dio perché possono riconoscerlo nelle sue opere. Questa rivelazione
naturale, tuttavia, non può salvare perché, attraverso la loro ingiustizia,
essi soffocano la verità. Respingiamo pure ogni sorta di sincretismo
e di dialogo che sottintende che Cristo parli in maniera equivalente
attraverso tutte le religioni e tutte le ideologie, perché ciò non
dà a Cristo né al suo Evangelo il posto che spetta loro. Gesù Cristo,
il quale è il solo Dio-uomo e che s'è donato quale unico mezzo di
riscatto per i peccatori, è il solo mediatore tra Dio e gli uomini.
Non v'è altro nome per il quale si abbia ad essere salvati. Tutti gli
uomini periscono a causa del peccato, ma Dio li ama tutti e desidera
che nessuno perisca ma si pentano. Coloro che rigettano Cristo rifiutano
la gioia della salvezza e si condannano da loro stessi alla separazione
eterna da Dio. Proclamare Gesù come "Salvatore del mondo"
non significa che tutti gli uomini siano automaticamente o in fin dei
conti salvati, né tantomeno che tutte le religioni offrano la salvezza
in Cristo. Ciò vuole piuttosto dire che è necessario proclamare l'amore
di Dio per un mondo peccatore, invitare tutti gli uomini a volgersi
verso di lui come Salvatore e Signore e darsi a lui personalmente in
un atto di pentimento e di fede. Gesù Cristo è stato elevato al di
sopra d'ogni nome; noi aspettiamo ardentemente il giorno in cui ogni
ginocchio si piegherà davanti a lui ed ogni lingua lo confesserà come
Signore. (Gal 1,6-9; Rm 1,18-32; 1 Tm 2,5-6; At 4,12; Gv 3,16-19; 2
Pt 3,9; 2 Ts 1,7-9; Gv 4,42; Mt 11,28; Ef 1,20-21; Fil 2,9-11).
4. La natura dell'evangelizzazione
Evangelizzare
significa divulgare la buona notizia che Gesù Cristo è morto per i
nostri peccati, che è risorto dai morti secondo le Scritture, che regna
in quanto Signore e che ora offre, a tutti coloro che si ravvedono e
che credono, il perdono dei peccati e il dono dello Spirito Santo per
renderci liberi. La nostra presenza cristiana nel mondo è indispensabile
all'evangelizzazione, come pure un dialogo aperto per meglio comprendere
il prossimo. Ma l'evangelizzazione in sé è la proclamazione del Cristo
biblico e storico come Salvatore e Signore in vista di persuadere le
persone a venire a lui per essere riconciliati con Dio. Nel presentare
l'invito dell'Evangelo, non abbiamo il diritto di celare quanto costi
l'essere discepoli di Cristo. Gesù chiama tuttora coloro che seguiranno
a rinunciare a loro stessi, a prendere la croce e a identificarsi con
la sua nuova comunità. L'ubbidienza a Cristo, l'integrazione nella
sua Chiesa e un servizio responsabile nel mondo, sono le conseguenze
dell'evangelizzazione. (1 Cor 15, 3-4; At 2,32-39; Gv 20,21; 1 Cor 1,23;
2 Cor 4,5; 5,11,20; Lc 14,25-33; Mc 8,34; At 2,40,47; Mc 10,43-45).
5. La responsabilità sociale del credente
Affermiamo che
Dio è sia il Creatore che il Giudice di tutti gli uomini. Dovremmo
perciò condividere con lui la preoccupazione relativa alla giustizia
ed alla riconciliazione della società umana, e alla liberazione dell'uomo
da qualsiasi forma d'oppressione. Siccome l'uomo è stato fatto ad immagine
di Dio, ogni individuo, senza distinzione di razza, di religione, di
colore, di cultura, di classe, di sesso o di età, possiede un'intrinseca
dignità e, a causa di essa, dovrebbe venir rispettato e servito, non
sfruttato. Anche per questo esprimiamo il nostro pentimento sia per
la nostra negligenza sia per aver, talvolta, considerato l'evangelizzazione
ed i problemi sociali come entità reciprocamente esclusive. Benché
riconciliazione con gli uomini non significhi riconciliazione con Dio,
n‚ l'azione sociale sia da identificare con l'evangelizzazione, e
neppure liberazione politica significhi salvezza, affermiamo ciononostante
che l'evangelizzazione e l'attività socio-politica fanno parte, ambedue,
del nostro dovere cristiano. Per ambedue è necessario l'annuncio delle
nostre dottrine riguardanti Dio e l'uomo, il nostro amore per il prossimo
e la nostra ubbidienza a Gesù Cristo. Il messaggio della salvezza implica
pure un messaggio di giudizio su ogni forma di alienazione, di oppressione
o di discriminazione, e noi non dovremmo aver timore di denunciare il
male e l'ingiustizia da qualsiasi parte si trovino. Quando l'uomo riceve
Cristo è nato di nuovo nel suo regno: deve pertanto non solo affermare
ma anche diffondere la giustizia di Dio in un mondo ingiusto. La salvezza
che dichiariamo di possedere ci dovrebbe trasformare nella totalità
delle nostre responsabilità personali e sociali. La fede senza le opere
è morta. (At 17,26,31; Gn 18,25; Is 1,17; Sal 45,7; Gn 1,26-27; Gc
3,9; Lv 19,18; Lc 6,27,35; Gc 2,14-26; Gv 3,3-5; Mt 5,20; 6,33; 2 Cor
3,18; Gc 2,20).
6. La chiesa e l'evangelizzazione
Affermiamo che
Cristo manda il suo popolo riscattato nel mondo come il Padre ha inviato
il Figlio, ciò esige che noi penetriamo profondamente nel mondo qualunque
sia il prezzo da pagare. Dobbiamo uscire dai nostri ghetti ecclesiastici
e impregnare la società non cristiana. Nella missione ecclesiale di
servizio la chiesa deve dare il primo posto all'evangelizzazione. L'evangelizzazione
del mondo esige che tutta la chiesa apporti tutto l'Evangelo a tutto
il mondo. La chiesa è al centro stesso del piano di Dio per l'universo,
essa costituisce il mezzo da lui scelto per spandere l'Evangelo. Ma
una chiesa che predica la croce deve portare essa stessa il segno della
croce. Essa ostacola l'evangelizzazione quando tradisce l'Evangelo,
quando le manca la fede vivente in Dio, l'amore vero per gli uomini
o la scrupolosa onestà in tutte le cose. La chiesa è la comunità
del popolo di Dio piuttosto che un'istituzione, essa non deve essere
assimilata ad alcuna particolare cultura, n‚ ad un sistema sociale
o politico, n‚ ad una ideologia. (Gv 17,18; 20,21; Mt 28,19-20; At
1,8; 20,27; Ef 1,9,10; 3,9-11; Gal 6,14,17; 2 Cor 6,3,4; 2 Tm 2,19-21;
Fil 1,27).
7. Cooperazione nell'evangelizzazione
Affermiamo che
Dio vuole che la sua chiesa sia una nella verità in maniera visibile.
Dal suo lato l'evangelizzazione ci esorta ad essere uniti perché l'unità
rinforza la nostra testimonianza, mentre le nostre divisioni svalutano
l'Evangelo della riconciliazione. Riconosciamo tuttavia che l'unità
organizzativa può assumere delle forme diverse e non necessariamente
favorire l'evangelizzazione. Noi tuttavia che condividiamo la stessa
fede biblica, dovremmo essere intimamente uniti nella comunione fraterna
in vista del nostro compito e della nostra testimonianza. Confessiamo
che qualche volta la nostra testimonianza è stata indebolita dal nostro
colpevole individualismo e da un'inutile dispersione. Ci impegniamo
a ricercare un'unità più profonda nella verità, nell'adorazione,
nella santità e nella missione. Raccomandiamo una maggiore collaborazione
sul piano regionale per aiutare la chiesa a proseguire il suo compito,
per elaborare dei piani strategici, per incoraggiarsi reciprocamente
e per condividere risorse ed esperienza. (Gv 17,21,23; Ef 4,3,4; Gv
13,35; Fil 1,27; Gv 17,11-23).
8. Collaborazione delle chiese nell'evangelizzazione
Ci rallegriamo
nel vedersi levare una nuova era missionaria. Il ruolo dominante delle
missioni occidentali sta rapidamente scomparendo. Dio sta suscitando
tra le giovani chiese una forza potente e rinnovata per l'evangelizzazione
del mondo dimostrando così che la responsabilità di evangelizzare
appartiene al corpo di Cristo nella sua totalità. Per questa ragione
tutte le chiese dovrebbero chiedere al Signore, come pure a loro stesse,
ciò che dovrebbero fare per evangelizzare le zone limitrofe e per mandare
dei missionari in altre parti del mondo. Dovremmo costantemente rivalorizzare
il nostro ruolo e la nostra responsabilità missionaria. E' così che
si svilupperà una maggiore collaborazione tra le chiese e sarà evidenziato
il carattere universale della chiesa del Signore. Ringraziamo Dio per
coloro i quali traducono la Bibbia e che sono impegnati nella formazione
teologica, nella comunicazione di massa, nella letteratura cristiana,
nell'evangelizzazione, negli sforzi volti al rinnovamento della chiesa
e in ogni altra azione specializzata. Anche tutti costoro dovrebbero
costantemente esaminarsi per verificare se contribuiscono in maniera
efficace alla missione della chiesa. (Rm 8,1; Fil 1,5; At 13,1-3; 1
Ts 1,6-8).
9. Urgenza dell'evangelizzazione
Più di 2700 milioni
di persone, cioè dire più di due terzi dell'umanità, devono ancora
essere evangelizzati. Ci vergogniamo per il fatto che si siano trascurate
così tante persone, ciò costituisce per noi e per la chiesa un rimprovero
costante. Costatiamo tuttavia che oggi, in molte parti del mondo, gli
uomini sono aperti al Signore Gesù come non mai nel passato. Siamo
convinti che per le chiese e per gli organismi paraecclesiali sia venuto
il tempo di pregare con insistenza per la salvezza di coloro che non
sono ancora stati raggiunti e per compiere nuovi sforzi per completare
l'evangelizzazione del mondo. In un paese già evangelizzato può qualche
volta essere necessario ridurre il numero dei missionari stranieri e
ridurre l'aiuto finanziario per facilitare la crescita della chiesa
indigena e aiutarla così ad avere maggiore fiducia in se stessa, e
nel medesimo tempo liberare dei fondi destinati alle regioni non ancora
evangelizzate. I missionari dovrebbero spostarsi con sempre maggiore
libertà attraverso i sei continenti animati da uno spirito d'umiltà
e di servizio. Il nostro scopo dovrebbe essere quello di ottenere, per
mezzo di tutti i mezzi disponibili e nel più breve tempo possibile,
che ogni uomo possa ascoltare, comprendere e accettare la buona novella.
Tale scopo non potrà certamente essere raggiunto senza sacrificio.
Tutti siamo fortemente sconcertati dalla povertà di milioni di persone
e turbati dalle ingiustizie che ne sono la causa. Coloro tra noi che
vivono in situazioni di benessere accettano come loro dovere di vivere
più semplicemente per contribuire più generosamente all'evangelizzazione
e all'aiuto dei diseredati. (Gv 9,4; Mt 9,35-38; Rm 9,1-3; 1 Cor 9,19-23;
Mc 16,15; Is 58,6-7; Gc 1,27; 2,1-9; Mt 25, 31-46; At 2,44-45; 4,34-35).
10. Evangelizzazione e cultura
Lo sviluppo delle
strategie per l'evangelizzazione del mondo richiede immaginazione e
metodi d'avanguardia. Con l'aiuto di Dio ne risulteranno delle chiese
profondamente radicate in Cristo e strettamente collegate alla cultura
del loro paese. Quest'ultima deve essere costantemente verificata e
giudicata dalla Scrittura. L'uomo è una creatura di Dio, per questa
ragione alcuni aspetti della sua cultura sono ricchi di bellezza e di
bontà. Ma l'uomo è anche una creatura decaduta, per questo la sua
cultura è anche macchiata dal peccato e qualche volta porta persino
tracce d'influenze demoniache. L'Evangelo non presuppone in nessun modo
la superiorità di una cultura rispetto ad un'altra, ma le valuta tutte
a partire dai suoi propri criteri di verità e di giustizia, in ogni
cultura insiste sugli imperativi assoluti della morale. Troppo spesso
invece le missioni non hanno solo esportato l'Evangelo, ma anche un'altra
cultura ed è così che le chiese hanno finito per essere qualche volta
schiave della cultura piuttosto che della Scrittura. Gli evangelisti
del Cristo devono umilmente cercare di liberarsi di tutto ciò che non
è autentico e personale per diventare dei servitori degli altri. Le
chiese devono cercare di trasformare la cultura e arricchirla per la
maggior gloria di Dio. (Mc 7,8,9,13; Gn 4,21-22; 1 Cor 9,19-23; Fil
2,5-7; 2 Cor 4,5).
11. Insegnamento ed autorità
Confessiamo d'aver
qualche volta ricercato la crescita della chiesa a scapito del suo valore
spirituale e che abbiamo separato l'evangelizzazione dall'edificazione
cristiana. Riconosciamo ugualmente che alcune delle nostre missioni
sono state troppo lente nel formare dei responsabili del paese in cui
operavano e nel chiedere loro d'assumere i compiti necessari. Siamo
convinti che gli autoctoni devono assumere la responsabilità della
chiesa e noi speriamo vivamente che, in ogni paese, la chiesa avrà
i suoi propri responsabili che guideranno in uno spirito cristiano,
non per dominare il gregge, ma per essere i suoi servitori. Riconosciamo
che è urgente migliorare la formazione teologica soprattutto quella
destinata ai responsabili di chiese. Ci auguriamo che in ogni nazione
ed in ogni cultura vengano stabiliti dei programmi efficaci per la formazione
dei pastori e dei laici (dottrina, evangelizzazione, edificazione, servizio,
formazione di discepoli). Tali programmi non dovrebbero essere dipendenti
da metodi stereotipati, ma dovrebbero piuttosto svilupparsi attraverso
iniziative locali conformi alle norme bibliche. (Col 1,27-28; At 14,23;
Tito 1,5,9; Mc 10,42-45; Ef 4,11-12).
12. Conflitti spirituali
Crediamo di essere
coinvolti in una costante guerra spirituale contro i principati e le
potenze del male che cercano di combattere la chiesa per impedirle d'evangelizzare
il mondo. Sappiamo di dover rivestire l'armatura di Dio e di combattere
con le armi spirituali della verità e della preghiera. Discerniamo
l'attività del nostro nemico non solo nelle false ideologie sparse
nel mondo, ma anche all'interno della chiesa, negli evangeli falsificati
che distorcono il senso delle Scritture e pongono l'uomo al posto di
Dio. Abbiamo perciò bisogno di vigilanza e di discernimento per mantenere
l'Evangelo biblico. Riconosciamo che per quanto riguarda il nostro pensiero
e la nostra azione, neppure noi siamo immuni allo spirito del mondo
e che cediamo al secolarismo. Per esempio, anche se degli studi attenti
della crescita numerica e spirituale delle chiese siano utili nel nostro
desiderio di vedere le persone rispondere all'Evangelo, abbiamo compromesso
il nostro messaggio, abbiamo manipolato i nostri ascoltatori con pressioni
psicologiche, ci siamo troppo preoccupati delle statistiche e le abbiamo
utilizzate in maniera scorretta. Tutto ciò porta l'impronta dello spirito
del mondo. La chiesa deve essere nel mondo, ma il mondo non deve essere
nella chiesa. (Ef 6,12; 2 Cor 4,3-4; Ef 6,11,13-18; 2 Cor 10,3-5; 1
Gv 2,18-26; 4,13; Gal 1,6-9; 2 Cor 2,17; 4,2; Gv 17,15).
13. Libertà e persecuzione
Tutti i governi
hanno avuto da Dio il mandato di assicurare le condizioni di pace, di
giustizia e di libertà nelle quali la chiesa può ubbidire a Dio, servire
Cristo il Signore e predicare l'Evangelo senza interferenze. Per questo
noi preghiamo per i capi delle nazioni e chiediamo loro di garantire
la libertà del pensiero e della coscienza, come pure la libertà di
praticare la religione e farla conoscere secondo la volontà di Dio
e conformemente alla Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.
Siamo profondamente preoccupati per tutti coloro che sono ingiustamente
incarcerati. Pensiamo particolarmente ai nostri fratelli che soffrono
a causa della loro testimonianza a favore del Signore Gesù. Promettiamo
di pregare e agire per la loro liberazione e nello stesso tempo respingiamo
la tentazione di essere intimoriti dalla loro sorte. Con l'aiuto di
Dio cerchiamo anche d'opporci all'ingiustizia e di restare fedeli all'Evangelo
qualunque ne sia il prezzo. Ci ricordiamo dell'avvertimento di Gesù
secondo il quale la persecuzione è inevitabile. (1 Tim 1,1-4; At 4,19;
5,29; Col 3,24; Eb 13,1-3; Lc 4,18; Gal 5,11; 6,12; Mt 5,10-12; Gv 15,18-21).
14. La potenza dello Spirito Santo
Noi crediamo nella
potenza dello Spirito Santo. Il Padre ha mandato il suo Spirito per
testimoniare del Figlio; senza la sua testimonianza, la nostra è vana.
E' lo spirito che produce in noi la convinzione di peccato, la fede
in Cristo, la nuova nascita e la crescita nella vita cristiana. Ma lo
Spirito Santo è anche uno spirito missionario, per questa ragione l'evangelizzazione
dovrebbe scaturire spontaneamente da una chiesa riempita dallo Spirito.
Quando una chiesa non è missionaria, essa è in contraddizione con
se stessa. Quando lo Spirito rinnoverà la chiesa nella verità, nella
sapienza, nella fede, nella santità, nell'amore e nella potenza, allora
l'evangelizzazione su scala mondiale diventerà una reale possibilità.
Per questo chiediamo a tutti i cristiani di pregare Dio per una tale
manifestazione del suo Spirito sovrano in modo tale che il suo frutto
sia manifesto in tutti coloro che gli appartengono e che tutti i suoi
doni possano arricchire il corpo di Cristo. Solo allora la chiesa intera
diventerà un utile strumento nella sua mano e tutta la terra potrà
ascoltare la sua voce. (1 Cor 2,4; Gv 15,26-27; 16,8-11; 1 Cor 12,3;
Gv 3,6-8; 2 Cor 3,18; Gv 7,37-39; 1 Ts 5,19; At 1,8; Sal 85,4-7; 67,1-3;
Gal 5,22-23; 1 Cor 12,4-31; Rm 12,3-8).
15. Il ritorno di Cristo
Noi crediamo che
Gesù in persona ritornerà in maniera visibile nella potenza e nella
gloria per completare l'opera di salvezza e per il giudizio. Questa
promessa del ritorno costituisce un ulteriore stimolo per la nostra
evangelizzazione, perché ci ricordiamo che egli ha detto che l'Evangelo
avrebbe dovuto essere predicato a tutte le nazioni. Crediamo che questo
periodo intermedio tra l'ascensione ed il ritorno di Cristo deve essere
riempito dell'attività missionaria del popolo di Dio che non ha il
diritto di fermarsi prima della fine. Ci ricordiamo del suo avvertimento,
e cioè che dei falsi cristi e dei falsi profeti si sarebbero levati
come precursori dell'anticristo della fine. Respingiamo pertanto come
un sogno orgoglioso e presuntuoso, l'idea che l'uomo possa edificare
sulla terra un regno perfetto ed è con un ardente desiderio che noi
aspettiamo questo giorno così come i nuovi cieli e la nuova terra in
cui abiterà la giustizia e in cui Dio regnerà per sempre. Nel frattempo
ci consacriamo nuovamente al servizio di Cristo sottomettendoci con
gioia alla sua autorità sulle nostre vite intere. (Mc 14,62; Eb 9,28;
Mc 13,10; At 1,8-11; Mt 28,20; Mc 13,21-23; Gv 2,18; 4,1-3; Lc 12,32;
Ap 21,1-5; 2 Pt 3,13; Mt 28,18).
Conclusione
Poiché questa
costituisce la nostra fede e la nostra risoluzione, ci impegniamo in
un patto solenne con Dio e gli uni con gli altri per pregare, per fare
progetti e per lavorare insieme per l'evangelizzazione del mondo intero.
Chiamiamo anche altri ad unirsi a noi in questo. Che Dio ci aiuti per
la sua grazia e per la sua gloria ad essere fedeli a questo patto! Amen!
Alleluia!
[Tratto da Dichiarazioni evangeliche. Il movimento evangelicale 1966-1996, a cura di Pietro Bolognesi, Bologna, EDB 1997, pp. 49-60]